1-gennaio-2019
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1 gennaio 2019

Non c’è un momento giusto per cominciare, o forse si

Un alba appena nata, i nuovi inizi, semplicemente l’evocativo e potente significato del numero 1. Mi sembra non esista momento migliore per cominciare un progetto se non il primo giorno del nuovo anno.

Ricordo di aver sempre fatto caso alle date in cui determinati eventi mi si scagliavano contro: un incidente, un incontro, le parole della mia migliore amica, la fine di una storia, l’abbraccio a una nuova esperienza che mi avrebbe cambiato la vita. Già, la mia vita. Talmente banale da sembrare quasi fuori dalle righe! Perché oggi, purtroppo, per essere considerati eroi sembra si debbano vivere espedienti intricati tipici delle serie tv, avessi avuto qualche anno di meno, avrei di certo parlato di favole, ma a quelle non credo più da un pezzo.

Vivere

Io vivo la mia vita come una qualunque trentenne dovrebbe, almeno, per quel che mi riguarda. Vivo sperando di guadagnare abbastanza per arrivare a fine mese, vivo principalmente sperando che la mia prossima consulenza, il prossimo sito web oppure il prossimo incontro lavorativo possa trasformarsi in una fattura da inviare. Vivo, altresì, sperando di capire quale sarà il mio posto nella scala sociale, cosa potrò permettermi e quanti sogni riuscirò a realizzare. Vivo, ancora, cercando di non farmi trascinare dalla condizione drammaticamente senza via d’uscita, che sembrano vivere molti miei coetanei già da una decina d’anni.

Insomma vivo.

Come scrivevo prima, sembra così banale la mia vita da sembrare persino poco stimolante, eppure credo di essere tra le poche persone di questa mia dannata generazione, a voler andare avanti in questa vita senza voler cadere nella nevrosi dei drammi che ci sono capitati. Mi sento così banalmente fortunata a vedere la bellezza di questa vita, che, a me, sembra quasi un’avventura piacevole, tutto sommato. Certo, ho le mie giornate no, non sono extra-terrena, ma riesco a vedere, e spero riuscirò ancora per tanto a vedere, un senso più profondo dietro le mie maledizioni. Basta questo a farmi sorridere, non tutto il giorno tutti i giorni, ma cinque minuti ogni giorno, di certo.

Mi presento

Sono nata il 27 gennaio del 1988.
Basta questo, a voler sdrammatizzare, per rendere evocativa la prima data in cui decisero la mia esistenza: il giorno della memoria. Nel giorno in cui si ricordano i trucidi stermini di milioni di ebrei io festeggio, con ancora più consapevolezza, il mio “anno in più”.
Sono vissuta in una famiglia poco solida, con una sorella gemella, tanto diversa da me quanto lo sono il sole e la luna. Anche questo capitolo abbastanza banale? Si, ma ve lo avevo già detto. Sono così innamorata della vita e così spaventata dall’idea di non arrangiarmi più in questo meccanismo tanto stronzo, da essere più prudente della maggiorate della gente che conosco. Odio la velocità, ad esempio. Odio la possibilità che possa spegnermi per aver fatto qualcosa di veramente stupido. No, non sono sempre stata prudente, non lo sono sempre neanche oggi che ho deciso di esserlo, in effetti. Guido spesso sbirciando il cellulare ai semafori per rispondere alle decine di mail che mi arrivano, scrivo alle amiche che mi chiedono quale sarebbe la risposta più risoluta da dare all’ultimo latin lover di turno, invio vocali al mio fidanzato per dirgli che sto andando in palestra e sono in ritardo bloccata nel traffico. Dovrei smetterla!

Introduzione al sei meno meno

Eppure rispetto un codice tutto mio che nessuno deve sovvertire. E come mi arrabbio se qualcuno fa qualcosa che, nella mia mente, ho barrato con tre righe rosse! Le stesse che trovavo a sottolineare gli errori nei compiti di matematica in cui prendevo 6 meno meno.
La sottile differenza tra un 5 e mezzo e un 6 meno meno: quella che trasforma un bambino in un adolescente ancora più confuso e incapace di valutare il proprio lavoro con oggettività.
E’ la semplice ammissione di non volersi assumere la responsabilità di essere trasparenti.
Le invenzioni degli adulti per nascondere la verità sono davvero assurde!

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